lunedì 14 gennaio 2019

Come si fa a raccontare l'oceano?

L'emozione di una visione, una manta enorme appena sotto la barca, un gruppo di balenottere che ti passa accanto, i coni vulcanici piccoli e grandi di Isabela, gli uccelli marini che si lavano al mattino nella tua baia, la loro pesca in picchiata, il loro sguardo incuriosito quando volano intorno alla barca, il frullo di una minuscola rondine di mare a centinaia di miglia dalla costa più vicina, la luce dell'alba tra le nuvole e di taglio sulle colate nere di lava, le stelle che improvvisamente bucano le nuvole cariche di pioggia e ti avvolgono e si specchiano nelle stelle del plancton attorno a noi.

Come si fa a raccontare tutto ciò? 

L'oceano è tutto questo, è il silenzio della natura, sono le nuvole sempre diverse, le onde che ci spingono a volte ci respingono, il vento capriccioso della zona equatoriale, le albe i tramonti, i pesci le razze le foche i delfini che saltano qui e là, quasi di felicità. Questo è l'oceano, ma ogni momento in oceano è così, una continua sorpresa, una costante felicità, anche nella pioggia e nel buio pesto della scorsa notte, anche nella calda piatta assolata di oggi, perché dopo c'è questo scivolare nel tramonto, anche a 3 nodi, anche a 2, pazienza, il vento verrà, intanto godiamoci il silenzio, l'aria, la luce, la pace di questo momento unico.

PS: questo scritto ieri. Stanotte una stellata stupenda senza luna, all'alba Darwin, l'ultima della Galapagos, con il suo arco sul mare, e adesso un bel vento da 10 nodi e più di uno di corrente, tutto a favore, e pieno sole! Un fantastico andare!


Come si fa a raccontare l'Oceano? Capitolo 2

L'Oceano in questa traversata di 1000 miglia è soprattutto poca aria e tanta variabilità, e quindi tanto lavoro su Bulbo Matto, che sa ben cavarsela con le sue generose vele. E tanto caldo di giorno, e di pomeriggio e di notte spesso rovesci di pioggia come cascate, tuoni e fulmini parecchio inquietanti, groppi di vento da 30 nodi che magari durano mezz'ora e poi calma piatta per ore: una bella scuola di vela!

E allora scruta le nuvole, studia il meteo, vedi se riesci ad evitare un nuvolone nero come la pece, fai camminare la barca anche se ci sono neanche 6 nodi di vento, metti il gennaker, leva il gennaker e vai di genoa, metti terzaroli, leva terzaroli, metti la cerata, chiudi tutti gli oblò, poi apri tutti gli oblò e metti tutto ad asciugare. E poi cucina, pulisci, fatti la barba, aggiusta qualcosa, verifica qualcos'altro, manda una mail col satellitare. Insomma il lavoro non ci manca proprio! Almeno non ci sono onde ed il mare è liscio come il Mediterraneo d'estate! Ma in completa solitudine: neanche una barca né una nave in vista.. 

 E poi bisogna dormire! Ci alterniamo due ore sì e due no, tutte le notti e anche di giorno, appena ci si chiudono gli occhi... 

Meno male che Sam è un grande, uno che ha fatto un giro del mondo in regata, uno che quando esci mezzo stravolto alle 3 di notte per il tuo turno di guardia, quando gli chiedi come va, con la barca forse un po' troppo invelata ed ingavonata che fila a 7 nodi nella notte più buia che puoi immaginare, con la pioggia che minaccia ad i fulmini che scoppiano accecanti poco lontano, con tono felice è capace di dirti: "How does it go? Lovely!"... Solo un inglese può uscirsene con una tale espressione in un momento così e a quest'ora!

Comunque sia, oggi, all'inizio del quinto giorno, siamo circa a metà strada, avendo consumato finora poco più di 100 litri di gasolio dei 400 che abbiamo a bordo. Una media di 5 nodi, 120 miglia al giorno, non male, date le condizioni. Il vento è appena una brezza di 5-8 nodi, ma noi scivoliamo verso nord sulla nostra rotta a 3-5 di velocità. Meno male che da quando siamo partiti abbiamo avuto sempre una robusta corrente a favore!


Come Si fa a raccontare l'oceano? Capitolo 3

E poi ci può essere mal tempo...

La linea dell'orizzonte ieri notte era tutta lampi. Sam mi sveglia e mi invita a studiare la situazione: un bombardamento spaventoso. Proprio di fronte a noi, tra nuvole nere come la pece, inaggirabile, ad una distanza forse di 10 miglia, si poteva solo tornare indietro alle Galapagos. Oppure affrontarlo. Ancora avevamo le stelle sopra di noi, e vento moderato da gran lasco. Non sentivamo ancora neanche un tuono. Ma che sarebbe successo ad entrarci dentro? C'erano 4-5 centri di attività principali, forse con un po' di fortuna ci si poteva passare in mezzo. Ci saremmo arrivati in un paio d'ore o giù di lì. Amici miei che erano stati colpiti da fulmini avevano avuto l'elettronica bruciata, impianti elettrici fuori uso e via discorrendo. Per precauzione mettiamo computer e satellitare dentro il forno: metallico, farà da gabbia di Faraday, proteggendoli. Intanto abbiamo rollato il genoa e rallentato ad osservare l'evoluzione e riflettere sul da farsi. I centri d'attività si spostavano lentamente verso ovest, troppo lentamente. Dopo un po' ci siamo fatti coraggio, abbiamo ripreso velocità e ci siamo diretti lì nel mezzo, provando a calcolare di infilarci tra due di questi. Man mano che ci avvicinavamo, la cosa sembrava possibile, ne abbiamo evitato uno, quello dopo sembrava abbastanza lontano, alla nostra destra. Ci siamo detti: se riusciamo a passare sotto quella coda nera di nuvole forse ce la facciamo, si vedono di nuovo le stelle, dietro.

Ma più ci avvicinavamo e più questa coda nera si ingrandiva e si fondeva con l'ammasso incandescente di nuvole che lo seguiva. A un certo punto i lampi erano così ravvicinati, erano ormai sopra di noi, niente tuoni ma era luce quasi di continuo, un'atmosfera agghiacciante e surreale.

Intanto da tempo avevamo prudentemente ridotto la randa con due mani di terzaroli e rollato metà del fiocco. Viaggiavamo bene, speravamo di esserne fuori presto, anche se l'obiettivo e le stelle dall'altra parte sembravano allontanarsi invece che avvicinarsi.. A un certo punto le nuvole sopra di noi, quelle oltre le quali forse c'era la fine di questo gioco di fuoco, erano così nere e grosse, che ci sembrava di stare passando sotto la campata di un ponte, sotto un tetto di cemento. Istintivamente abbassavamo la testa per non sbatterci contro. 

Invece la sorpresa dell'oceano era proprio lì sotto: un groppo improvviso, gelido, ci piomba addosso, la barca parte a gran velocità, grido a Sam che era al timone di tenere la rotta e di poggiare un po', mi precipito sul rollafiocco e smanetto sul winch, lo tiro dentro a fatica. Poi gli passo la drizza della randa e corro all'albero a tirarla giù, per fortuna scende libera, un cursore dopo l'altro, una gran fatica ma senza intoppi, in un fracasso violento di sbattere di tela. Quando siamo senza vele ci ritroviamo in pozzetto ansimanti ma sollevati, mentre il groppo continua, sicuramente sono più di 50 nodi, spruzzi vaporizzati sopra e intorno, ma ormai non c'è più nessun pericolo. C'è chi ha disalberato per aver ritardato troppo manovre come queste, in simili situazioni. O distrutto vele e attrezzatura. Ci guardiamo negli occhi, la luce certo non manca, batti 5 Sam! Con te potremmo andare ovunque! 

Il resto della notte passa tranquilla, rimettiamo vela a poco a poco. Però il pilota non funziona più, ci tocca stare al timone tutto il tempo. Anche il giorno dopo e l'ultima notte passano tranquille, anche se il sonno e la fatica cominciano a farsi sentire. Sam a un certo punto si è addormentato qualche secondo pure in piedi! Una vera battaglia. Alle 10 della mattina dopo, diamo motore senza più vento, la costa è a 70 miglia ormai e c'è un magnifico sole, praticamente siamo arrivati... 


Anche l'arrivo in porto a Tapachula, Messico, con due metri d'onda, a mezzanotte e con un brutto temporale in avvicinamento è stato piuttosto adrelalinico, ma abbiamo trovato Marina Chiapas bello, con personale disponibile e simpatico, molto caldo ma bella sensazione del rifugio, della sicurezza e del mare ... fermo, finalmente, è impagabile! Sistemato nei giorni successivi Bulbo Matto in secca per quest'anno, siamo volati a casa, con ancora negli occhi e nel cuore questa fantastica, indimenticabile traversata di 1000 miglia in equipaggio ridotto, la mia seconda più lunga, ma certamente la più bella finora...

giovedì 27 dicembre 2018

Oceano, finalmente!

1000 miglia di traversata ormai non ci preoccupano più. Ne abbiamo fatte 10.000 i due anni passati, e già altre più di 1000 quest'anno. Ci resta per questa stagione quest'ultima navigazione oceanica dalle Galapagos al Mexico. Dopo più di un mese e mezzo quasi fermi, potendo stare solo all'ancora nelle tre sole baie autorizzate di San Cristobal, Santa Cruz e Isabela, la aspettavamo oramai con ansia Sam ed io. Oceano, finalmente! 

Sam si era preso un paio di giorni di riposo a terra, in albergo. Solo a bordo lo aspetto la mattina della partenza con una punta di ansia: e se non venisse? Se fosse sparito? È una simulazione di una eventualità impensabile evidentemente, Sam non mi pianterebbe mai, ma ci rifletto qualche minuto, cercando un "piano B" che a mare è sempre bene avere, ed è ormai mia assidua abitudine avere in ogni circostanza. Se succedesse non potrei certo lasciare la barca in sicurezza qui, impossibile. Devo tornare a casa e poi ho già il biglietto di ritorno da Messico tra 10 giorni. Bene, andrei da solo, ne sono certo. Non ho mai fatto grosse navigazioni in solitario, ma ormai ho una tale confidenza con la barca e con l’oceano che salperei senza indugio. Follia? Piuttosto rischio calcolato. Del resto mi sento molto più a rischio a guidare a velocità in un’autostrada con traffico pesante. Ma la simulazione finisce presto: Sam arriva puntuale, sorridente, affidabile come sempre. Due minuti dopo salpiamo e siamo in rotta!

Quante cose succedono in oceano! Siamo solo in due, ma resteremmo svegli tutto il tempo, se potessimo! Tecnicamente, non ci dovremmo aspettare problemi, se non per la mancanza di vento. E noi abbiamo carburante solo per 800 miglia, e un tempo limite definito. Confidiamo nei venti "papagayo" provenienti dal Costarica, che a metà strada potrebbero darci una bella spinta.

Partiamo quindi il 17 maggio, mattinata stupenda dopo giorni di "garua" tempo di pioggia finissima ma a volta anche torrenziale, che caratterizza questi mesi da maggio appunto, a settembre-ottobre. Salutiamo la foca che ormai si era così tanto affezionata alla nostra barca e alla plancetta di poppa, salutiamo i "boobies" zampe azzurre (sule), l'ancoraggio di Isabela così protetto dell'ultima settimana, e partiamo. 

A neanche 10 miglia, nello specchio della bonaccia, la prima meraviglia, una manta meravigliosa quasi sotto la barca, enorme, nera sopra, candida sotto, visione magica! Due minuti dopo un'altra! E poi decine e decine di tartarughe, a sonnecchiare a pelo d'acqua, anche loro a godersi il sole ed il caldo del mattino...


Abbiamo deciso di fare il giro ad ovest di Isabela, speriamo di vedere altre coste, altri animali, l'isola Fernandina, e a nord, Wild e Darwin, le più remote e piccole, a nord, vicino alla nostra rotta. Tra Isabela e Fernandina il vento fa i capricci, i temporali ci assediano da tutte le parti, col buio decidiamo di aggirare prudentemente Fernandina all'esterno, piuttosto che transitare nell'angusto canale che la separa da Isabela. Piove a dirotto. Buio assoluto. Ma la mattina dopo siamo oltre, sotto l'estremità nord ovest di Isabela, coni vulcanici da ogni parte, colate nere di lava inframmezzate da strie di cespugli verdi: una visione di una bellezza selvaggia che lascia senza fiato. 

La salvezza del natura sta nell'ecoturismo

Ormai lo dicono tutti, dal WWF al World Tourism Organization. Negli USA lo studiano a livello di Ph.D. nelle Università. Ne hanno parlato insieme, di recente, i 500 delegati provenienti da oltre 30 Paesi che hanno partecipato all'Ecotourism and Sustainability Tourism Conference (ESTC15) tenutasi a Quito, Equador, (c’ero anch’io, lasciata la barca all'ancora custodita da Sam) per l'organizzazione del The International Ecotourism Society (TIES), e con la partecipazione del Global Sustainable Tourism Council (GSTC). Due autorevoli organizzazioni da tempo impegnate nella promozione, codificazione e qualificazione di strutture e destinazioni ad alta attenzione nei confronti della protezione ambientale e della ecosostenibilità delle relative attività turistiche. 

Parliamo qui proprio della salvezza della Natura del Pianeta attraverso il turismo ecosostenibile e della conservazione. Nei nostri tempi di crisi e di casse pubbliche vuote (a livello mondiale va detto, con la Cina unica eccezione o quasi) le soluzioni vanno cercate altrove. 

Per la protezione e riqualificazione ambientale è già in larga misura così, con gli operatori turistici più illuminati ed ispirati che si fanno carico diretto o in collaborazione con le istituzioni pubbliche territoriali di interventi ambientali sia nelle loro aziende, a volte estese nei paesi in via di sviluppo come l’Ecuador centinaia o migliaia di ettari, che nel territorio circostante. Aziende che realizzano servizi e infrastrutture per la fruizione turistica, dai sentieri soprattutto, alla comunicazione, che organizzano tutto ciò che necessita ai turisti "specializzati", dal birdwatching al mountain bike, dal trekking alle spedizioni alpinistiche vere e proprie, dai safari fotografici all'horseback riding e così via.

Fino al turismo di avventura, a volte criticabile in verità, per il rischio di trasformare la Natura in un parco di divertimenti. Ci riferiamo a canopy, zip lines, rafting, downhill biking, o alla pesca "catch and release", solo per citarne qualcuno. Ma se questo è il prezzo da pagare per avere un fiume o un litorale pulito, una foresta protetta, una specie in pericolo di estinzione monitorata e aiutata a riprodursi o un'area recuperata, oppure la pesca controllata e regolamentata, che tutto ciò ben venga, o no?

Qui in Equador, il Paese intero punta al turismo ecologico più qualificato, vantando oltre alle ben note e incredibili Galapagos una eccezionale varietà biotopica tra la fascia costiera su per la Sierra fino ai 100 vulcani alcuni di 6000m, e poi giù alle foreste Amazzoniche, ricchezza naturalistica testimoniata dalla più alta diversità ornitologica mondiale in rapporto alla limitata superficie (250.000km2): ben 1600 specie di uccelli delle circa 10.000 esistenti. Il più frequentato Costarica la metà, circa 800. Un buon indicatore dello stato di salute e della qualità ambientale.

E con un entusiasmo ed uno slancio da noi purtroppo scomparso da tempo hanno già messo in campo risorse e iniziative di supporto a questo tipo di turismo, tra cui in un sistema di qualità (facoltativo) delle strutture turistiche che comprende varietà, caratteristiche e livello "ecofriendly" dei servizi offerti: un sistema da far invidia a qualsiasi Paese cosiddetto sviluppato!

Con l’occasione ho girato un po’ il Paese e fatto delle verifiche sul campo, visitando 4 ecolodge molto diversi tra loro: un bel B&B alle porte di Quito, nei pressi di un bel cañón parco sub urbano e base di vacanze naturalistiche nei parchi e riserve del Paese, un lodge più rustico a 500km verso la costa pacifica, al centro di una proprietà da 700ha di foresta nebulosa con oltre 10km di sentieri privati, un terzo alloggio più moderno, quasi lussuoso, con solo 7 stanze in 3 cottages nel bosco più fitto ancora più giù verso il mare, e infine una stupenda fattoria riconvertita, più che centenaria a 3800m di quota, ai piedi del cono innevato, perfetto, del vulcano Cotopaxi che sfiora i 6000m. Tutti caratterizzati da una grande attenzione per l'ambiente e per il turista, per le tradizioni locali sia nei materiali usati e nello stile degli ambienti, che per i servizi ed i cibi offerti.


Qui un turista naturalista ma non solo trova veramente il massimo di quello che può desiderare. Senza parlare naturalmente delle stupende testimonianze della colonizzazione spagnola fin dal secondo '500, in primo luogo le chiese ed i conventi di Quito...

lunedì 24 dicembre 2018

Galapagos, la realtà

Il titolo sembra quello di un'inchiesta, ma in realtà vorrebbe essere solo un tentativo di uscire dall'immaginario  e descrivere un po' le cose come stanno, in questo arcipelago del tutto speciale. Sì, perché di una terra speciale si tratta, ma quale non lo è in fondo? Non è proprio questo il bello del viaggio, della natura, della scoperta? Il bello della diversità. 

Qui, mettendo un momento da parte gli stupendi documentari naturalistici e le crociere che offrono qui, che fanno rivedere dal vivo  le scene e le emozioni dei documentari (a caro prezzo), avendo tempo a disposizione, noi siamo andati finora alla scoperta di due delle isole maggiori, San Cristobal e adesso Santa Cruz, in relax, con il "fai da te" ascoltando e confrontando le esperienze di altri viaggiatori. 

Intanto occorre considerare che il clima è quasi arido, cactus, opuntias e arbusti bassi a tappeto, su un suolo vulcanico difficile da percorrere anche a piedi. Solo poche aree oltre una certa quota diventano più verdi e floride. La fauna endemica è speciale ma non ricchissima come ci si potrebbe aspettare: a terra iguane terrestri e marine, lucertole, e poco altro, poi uccelli, bellissimi quelli marini, sule, fregate, fenicotteri e altri, a mare gli onnipresenti e quasi domestici leoni marini, delle dimensioni di foche, giocherelloni ed invadenti, pensano che la barca sia di loro proprietà. A Isabela ci sono i pinguini. Tutti senza timore di essere cacciati, come si sa, ma questo vale anche per le cernie di Linosa e di Ustica, tanto per dirne una. 

A San Cristobal abbiamo percorso gli unici due sentieri possibili, sfidando il caldo torrido, e questa è stata finora la vera e più bella scoperta: spiagge deserte, scogliere a picco sui frangenti dell'oceano, animali lì tranquilli a farsi fotografare, nessun ranger che, se da una parte ti insegna tante cose curiose, dall'altra ti condiziona tempi e sapori dei luoghi. Lo stesso per le immersioni. Dimenticate i vortici di squali pinna bianca e martello, ci sono anche quelli qualche volta, ma lo stupore include anche molto altro, a cominciare dal fatto stesso di essere lì, dall'altra parte del mondo, di esserci arrivati sulla propria barca invece che in aereo, e di assaporare paesaggi diversi, per l'appunto, con i leoni marini che ti sbucano da dietro come siluri, con la risacca dell'oceano che sale sulle rocce lì vicino, con le fregate che volteggiano sopra e le sule che ti guardano con curiosità invece che con timore. 

A Santa Cruz c'è una delle più belle spiagge che abbia mai visto in vita mia ad un'ora di cammino dalla cittadina, ampia, bianca, dolce, cristallina. Niente colonie di uccelli qui, per quelli bisogna andare in gita su altre isole vicine, cosa che faremo quando verranno i nostri amici, nuovo equipaggio.

Oltre ai pinguini, sappiamo che Isabela, la più remota e meno abitata delle isole maggiori, offre una enorme caldera fumante a 1400 metri di quota, tunnels di lava con il mare dentro, (sull'Etna hanno il ghiaccio dentro e non credo che vengano in molti -per adesso- da tutto il mondo a vederli) e scopriremo cosa altro quando ci andremo.


Insomma la realtà supera l'immaginazione in quanto è realtà, appunto, e a condizione che non ci si faccia condizionare troppo dai media, dal marketing e dai miti, che magari glissano su caldo tonrrido, piogge tropicali, mosche cavalline, ecc. Per noi va bene così, vivere e scoprire poco a poco queste isole che hanno fatto la storia della protezione ambientale e dell'ecoturismo è un piacere ed un privilegio.

domenica 23 dicembre 2018

Galapagos prime impressioni

Quindi abbiamo raggiunto anche questa mèta. Se Panama ci era sembrato un traguardo immensamente lontano, ora siamo anche oltre.   E ovviamente ci sarebbe molto "oltre" ancora. In baia qui, a San Cristobal, ci sono 4-5 barche a vela, non di più, oltre quelle da pesca e da lavoro dei locali. Tutte tranne noi sulla rotta verso le Marchesi, 2800 miglia, e la Nuova Zelanda o l'Australia, altre 6000 circa. Ogni qualche giorno una barca parte, una arriva. Due gli italiani in questo momento oltre me. Paolo, romano, una bella barca in alluminio, per un progetto di giro del mondo in tranquillità. E Nanni, torinese, un vero navigatore su una barca in acciaio in arrivo dal Messico dopo aver fatto, udite udite, la Groenlandia ed il passaggio a Nord-Ovest fino in Alaska, primo italiano a compiere questa rotta mitica. E con in testa il progetto di completare il giro artico andando dal Giappone alla Norvegia via Siberia: un giretto da nulla...

Ma il fatto vero è ormai evidente e confermato: i miti non esistono, al più sono creati dai racconti dei protagonisti stessi, o dagli scrittori, o dal marketing del turismo e dell'avventura. Così anche per le Galapagos. Alex sbarca, forse stanco della convivenza forzata di bordo: peccato, è stata una bella compagnia. Dice, con una punta di polemica, che è "felice di riguadagnare la sua libertà". Sam, col suo humor tipicamente inglese, prontamente gli risponde che anche noi siamo "felici che lui riguadagni la sua libertà". Insomma un divorzio consensuale senza conseguenze. Succede, in barca, a volte con liti e tensioni.

Oggi qui per me e Sam è la prima gita col ranger, e le prime due immersioni al Kicker Rock, uno scoglio veramente impressionante, a picco sopra e sott'acqua, a nord di San Cristobal. Uccelli, squali martello e pinna bianca piuttosto grossi, luce di taglio tra le fenditure delle rocce, leoni marini ci sfrecciano accanto sempre a caccia di pesce. Molto molto selvaggio, scenico, speciale.

Ieri una passeggiata al centro visitatori, ben fatto, offerto pochi anni fa dalla cooperazione spagnola, appena fuori del piccolo abitato. Incredibile la storia dell'arcipelago, con parecchi tentativi (falliti) di colonizzazione che si sovrappongono ad un lungo periodo di sfruttamento delle risorse naturali durato fin quasi all'estinzione di foche, tartarughe e balene. Poi l'istituzione del Parco Naturale forse più controllato e protetto del mondo (a ben ragione) che è anche allo stesso tempo un sfruttamento economico in piena regola ed una grande operazione di marketing turistico. Tra tasse e servizi abbiamo pagato ben 1400€, ci hanno fatto un'ispezione meticolosa all'inverosimile, dentro, fuori e sotto la barca, e ci hanno tassativamente proibito quasi tutto, tranne che stare alla boa nelle uniche tre rade a tal fine destinate, di fronte agli abitati delle tre isole maggiori. Con queste tasse non è raro sapere di barche che tirano dritto per la Polinesia senza fare sosta, oppure che sostano abusivamente in qualche remoto ancoraggio, a rischio di multe salate.

La cosa che ci aveva colpito di più costeggiando San Cristobal a nord, arrivando da Panama e da Malpelo, era l'assoluta assenza di tracce umane lungo i 50km di costa. Un tappeto verde di bassa vegetazione da clima semiarido con qualche alta formazione del tutto arida di roccia lavica qui e là di fresca eruzione. Ė di roccia lavica anche Kicker Rock, dove ci siamo immersi, e un promontorio poco lontano anch'esso a precipizio verticale sul mare. Ovunque i leoni marini endemici dell'isola, simpatici bestioni dalla mimica quasi umana e la voce ragliante, i pellicani, i granchi saltanti, capaci anche di andare avanti e indietro e non solo di lato. E le iguane marine, evoluzione locale di quelle terrestri, capaci di apnee anche di 30 minuti a 30 metri di profondità. E ancora non abbiamo visto quasi niente! 


Ancora una volta meglio lasciar perdere i miti, sorvolare sugli aspetti prosaici ed economici e goderci la natura come ci si presenta, nella sua stupenda diversità, come sempre ce la godiamo quando l'uomo non la distrugge, quando non occupa territori che non gli apparterrebbero.

venerdì 21 dicembre 2018

I famosi "doldrums"

Molti, se non tutti, ne abbiamo letto nei libri di Salgari, ma che cosa sono esattamente i doldrums? Si fa presto a dire "calme equatoriali", ma avete presente una calma TOTALE per giorni e giorni? Niente vento, naturalmente, se non soffi appena rinfrescanti a mitigare il sole caldo da bruciare, solo qualche delfino e pochi uccelli, nemmeno una barca o una nave neanche col radar e mare quasi piatto, perché l'oceano piatto non è mai, liscio come l'olio sì, ma sempre con onde di 1-2 metri che viaggiano lente in più direzioni, appena accennate, morbide, lontanissime l'una dall'altra, anche 2-300 metri, ma pur sempre maestose.

Dopo più di 24 ore di motore, protetti dal tendalino provvidenziale come non mai, incoraggiati da qualche increspatura sulla superficie, oggi pomeriggio abbiamo dato vela, più che altro per una pausa di pace e di silenzio. Regolate le vele al traverso, Bulbo Matto ha preso a scivolare in questo nulla, piano piano, 2 poi 3 nodi, anche 4 a volte, ci ha regalato una serenità preziosa fino ad un altro tramonto stupendo, con l'arancio che ondeggiava tra le masse d'acqua che viaggiavano lente con movimenti leggeri. 

Poi è finito tutto, un'altra notte di motore, e altre due ce ne sono fino a San Cristobal. Uno splendido quarto di luna ci consola.


Mai l'indomani c'è l'equatore da attraversare! Per me ed Alex è la prima volta in barca a vela. Sam si traveste da Nettuno e noi confessiamo i nostri peccati, implorando il perdono ed una traversata felice. Nettuno, bonario, sembra accogliere le nostre richieste...

giovedì 20 dicembre 2018

Chi conosce Malpelo?

Quasi nessuno, eppure questa isoletta, una rocca di neanche 1 miglio per 2 nel mezzo del nulla, a 200 miglia dalla costa colombiana, lato Pacifico, e 300 da Panama, da 20 anni è Riserva Marina Integrale della Repubblica della Colombia, da 15 anni è Marine Special Protection Area dell'IMO (International Maritime Organization), e da 10 anni è Sito Unesco Patrimonio dell'Umanità. 

E tutto questo per merito di Sandra Bessudo, una giovane donna, vorrei dire una ragazza, tanto amante della natura e del mare da fare della loro difesa la battaglia di una vita. Mi ha messo sulle sua tracce Laura, la mia compagna, che ne ha visto l'intervista in TV sulla sua battaglia contro i trafficanti di pinne di squalo. 

Da ragazzina visitò l'isola con suo padre importante operatore turistico colombiano, e se ne innamorò. Poco dopo incontrò per caso ai Caraibi il Presidente dalla sua Colombia, ed ebbe la sfrontatezza di perorare la causa della protezione di questa isoletta. Batti e ribatti è riuscita e ottenere tutto quello che voleva. La riserva, i programmi di studio e protezione e oggi conduce la Fundaciòn Malpelo e almeno due spedizioni l'anno di ricercatori colombiani sull'isola. 

È qui che la incontro, per una seria di fortunate coincidenze, sulla mia rotta con Bulbo Matto da Panama alle Galapagos. In primis, senza permesso neanche mi volevano fare fermare. Superata questa resistenza con una serie di insistenze e di fantasiose motivazioni all'italiana, ci indicano un ormeggio sopravvento, intenibile, poi un altro a sud, così al largo da farci sentire assolutamente in mezzo al mare, di fronte ad una costa quasi verticale e a scogli ripidi assediati dalla enorme risacca oceanica, il tutto letteralmente ricoperto da migliaia di nidi e sorvolato da stormi di uccelli schianazzanti. 

La chiamiamo per radio, più volte, è sull'isola!, sta "buseando", ci dicono, cioè è in immersione col suo gruppo di ricercatori. Al tramonto vediamo arrivare verso di noi un gommone: è lei, minuta, giovane, occhi chiari, rimaniamo tutti impalati a guardarla. La accompagna Erica Lopez, Ranger della Riserva, un'altra forza della natura, entrambe ancora con la muta bagnata addosso, colombiane della nuova Colombia che vuole e sta diventando una Nazione moderna e rispettabile. 

Ci raccontano tutta la storia della "loro" riserva, del bendidio di vita marina che c'è sotto, delle loro battaglie ecologiste. Come vorremmo fare un'immersione, almeno una! Alex ha pure studiato biologia marina ed è master diver! Niente da fare, sono piene di lavoro e di gente da seguire.. 


Alla fine della visita, dopo scambio di mail, abbracci e baci, Alex, lo spiritoso di bordo, con disinvoltura fa il gesto di buttare la lattina vuota di birra in mare: Sandra ha un moto, ma è uno scherzo! Con questa ultima risata ci lasciamo, noi con un po' di rimpianto per le meraviglie che possiamo solo immaginare, augurandoci un ottimo proseguimento, ognuno per la propria rotta... Di notte grandi movimenti di predatori invisibili sotto la carena.. la mattina dopo in rotta verso le Galapagos.